Così Monti partecipa al concerto europeo per liberare i licenziamenti
La tempistica giusta per approvare le riforme della “fase due”? Secondo il governo italiano, occorre muoversi sempre più in base ai ritmi dettati dall’Europa. Vale anche per la riforma del mercato del lavoro, un cantiere che il premier Mario Monti ha già avviato, come sta avvenendo pure in Francia e Spagna. Certo, il Vecchio continente “non ha più alcuna ragione per aver paura dell’Italia”, ha detto Monti in un’intervista al Figaro di oggi, viste le “pesanti misure” approvate.

La tempistica giusta per approvare le riforme della “fase due”? Secondo il governo italiano, occorre muoversi sempre più in base ai ritmi dettati dall’Europa. Vale anche per la riforma del mercato del lavoro, un cantiere che il premier Mario Monti ha già avviato, come sta avvenendo pure in Francia e Spagna. Certo, il Vecchio continente “non ha più alcuna ragione per aver paura dell’Italia”, ha detto Monti in un’intervista al Figaro di oggi, viste le “pesanti misure” approvate. Ma comunque ieri, in vista degli appuntamenti internazionali di fine mese – in particolare l’Eurogruppo del 23 gennaio e il Consiglio Ue del 30 – l’esecutivo ha compiuto una prima accelerazione rispetto alla tabella di marcia anticipata finora. Infatti, dopo le polemiche degli scorsi giorni sugli incontri “separati” che Monti preferirebbe alla classica concertazione con tutte le parti sociali, ieri pomeriggio il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha incontrato la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Si è così avviata – hanno spiegato dal ministero – la fase di incontri informali con le parti sociali che proseguirà la prossima settimana con gli altri leader sindacali e con i rappresentanti delle imprese. “Incontri che vedranno il ministro perlopiù all’ascolto”, spiegano al Foglio fonti istituzionali.
L’obiettivo finale è quello di aumentare la flessibilità in uscita sul mercato del lavoro, ma la strada per arrivarci non è ancora definita nei dettagli. Il contratto unico alla Pietro Ichino, dal nome del giuslavorista e senatore del Pd che ieri – secondo indiscrezioni del Foglio – ha anche lui visto il ministro Fornero, resta un possibile riferimento: contratto a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti, a fronte della possibilità di licenziare per ragioni economiche e con maggiori sussidi in vista del reinserimento. Ieri però proprio la Cgil, intervenendo su Twitter qualche ora prima dell’incontro con Fornero, ha definito l’ipotesi Ichino come “pubblicità ingannevole”. Invece proprio il riferimento del sindacato di Corso Italia al “contratto di inserimento e formazione” fa ritenere agli osservatori che una mediazione sia possibile sulla base delle proposte di legge Damiano (Pd) e Boeri-Garibaldi-Nerozzi (Pd), che intaccano solo per i primi tre anni di contratto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Quanto alla tempistica, è difficile che la riforma del mercato del lavoro possa essere realizzata subito e per decreto. Anche se, secondo fonti parlamentari, il premier Monti potrebbe esercitare pressioni sui sindacati facendo balenare l’ipotesi di inserire la modifica in un ampio decreto liberalizzazioni (questo sì, previsto). Prima del 23 gennaio, realisticamente, si potrebbe invece arrivare a una dichiarazione di intenti comune, di governo e parti sociali, delineando gli aspetti fondamentali dell’intervento.
Il governo italiano non è il solo, in Europa, alle prese con il dossier occupazione. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel suo discorso di fine anno ha annunciato “decisioni importanti” che saranno prese in materia “prima della fine del mese di gennaio”. Il 18 gennaio è in programma un incontro tra l’Eliseo e le parti sociali. Sarkozy, che fronteggia una disoccupazione al 10 per cento, vorrebbe cogliere l’occasione almeno per lanciare alcune proposte. Come in Germania, si vorrebbe facilitare il ricorso alla “settimana corta” per i lavoratori delle imprese in crisi, oltre a promuovere un patto per la competitività con quei sindacati che accettano di rendere più flessibili orari e stipendi dei lavoratori in base alla domanda; infine Sarko ha lanciato la proposta della “Tva sociale”, un aumento dell’imposta indiretta per rendere meno convenienti i beni prodotti all’estero. In Spagna, nel 2011 sono stati persi 1.000 posti di lavoro al giorno, e il tasso di disoccupazione è quasi al 23 per cento.
L’obiettivo finale è quello di aumentare la flessibilità in uscita sul mercato del lavoro, ma la strada per arrivarci non è ancora definita nei dettagli. Il contratto unico alla Pietro Ichino, dal nome del giuslavorista e senatore del Pd che ieri – secondo indiscrezioni del Foglio – ha anche lui visto il ministro Fornero, resta un possibile riferimento: contratto a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti, a fronte della possibilità di licenziare per ragioni economiche e con maggiori sussidi in vista del reinserimento. Ieri però proprio la Cgil, intervenendo su Twitter qualche ora prima dell’incontro con Fornero, ha definito l’ipotesi Ichino come “pubblicità ingannevole”. Invece proprio il riferimento del sindacato di Corso Italia al “contratto di inserimento e formazione” fa ritenere agli osservatori che una mediazione sia possibile sulla base delle proposte di legge Damiano (Pd) e Boeri-Garibaldi-Nerozzi (Pd), che intaccano solo per i primi tre anni di contratto l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Quanto alla tempistica, è difficile che la riforma del mercato del lavoro possa essere realizzata subito e per decreto. Anche se, secondo fonti parlamentari, il premier Monti potrebbe esercitare pressioni sui sindacati facendo balenare l’ipotesi di inserire la modifica in un ampio decreto liberalizzazioni (questo sì, previsto). Prima del 23 gennaio, realisticamente, si potrebbe invece arrivare a una dichiarazione di intenti comune, di governo e parti sociali, delineando gli aspetti fondamentali dell’intervento.
Il governo italiano non è il solo, in Europa, alle prese con il dossier occupazione. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, nel suo discorso di fine anno ha annunciato “decisioni importanti” che saranno prese in materia “prima della fine del mese di gennaio”. Il 18 gennaio è in programma un incontro tra l’Eliseo e le parti sociali. Sarkozy, che fronteggia una disoccupazione al 10 per cento, vorrebbe cogliere l’occasione almeno per lanciare alcune proposte. Come in Germania, si vorrebbe facilitare il ricorso alla “settimana corta” per i lavoratori delle imprese in crisi, oltre a promuovere un patto per la competitività con quei sindacati che accettano di rendere più flessibili orari e stipendi dei lavoratori in base alla domanda; infine Sarko ha lanciato la proposta della “Tva sociale”, un aumento dell’imposta indiretta per rendere meno convenienti i beni prodotti all’estero. In Spagna, nel 2011 sono stati persi 1.000 posti di lavoro al giorno, e il tasso di disoccupazione è quasi al 23 per cento.
Perciò il premier conservatore Mariano Rajoy ha inserito la riforma del mercato del lavoro tra le priorità del nuovo governo conservatore. Al punto che domani già scade il termine comunicato da Rajoy affinché industriali e sindacati presentino le loro proposte. In mancanza di un accordo tra le parti sociali, a essere discusse saranno le idee del premier: rafforzamento ulteriore dei contratti aziendali su quelli collettivi, maggiore flessibilità interna alle aziende per l’organizzazione del lavoro, incentivi fiscali per le assunzioni di under 30, e una sorta di contratto unico con meno vincoli nei primi anni dopo l’assunzione. Il vento riformatore spazza così le coste del Mediterraneo.